Un italiano su quattro oggi convive con una sensibilità ai pollini, spesso associata a sensibilità ai peli di gatto o agli acari. Si manifesta con ondate di starnuti, prurito agli occhi, sensazione di naso chiuso quando i pollini si diffondono nell’aria. La sua prevalenza non smette di aumentare, così come la sua durata. Negli ultimi anni sono state aperte numerose piste di ricerca, tra cui l’esplorazione dei legami tra la reattività ai pollini e l’equilibrio del microbiota intestinale.
La pollinazione (emissione di polline) è una fase essenziale della riproduzione delle specie vegetali. Nelle piante anemofile, la fecondazione avviene tramite il trasporto aereo del polline dai gameti maschili (stami) verso i gameti femminili (pistillo). Le piante entomofile, invece, vengono fecondate dagli insetti che trasferiscono il polline dal fiore maschile a quello femminile.
Più gli alberi sono prolifici e più i granuli di polline sono piccoli, più restano a lungo nell’aria e più è probabile che penetrino nell’albero respiratorio umano. Alcune specie sono più sensibilizzanti di altre.
Questa sensibilità, detta pollinosi, sembra favorita da una componente ereditaria (nel 70% dei casi), da un ambiente troppo asettico durante l’infanzia e da un aumento dell’inquinamento atmosferico esterno e interno. Queste reazioni sono dovute a un malfunzionamento del sistema immunitario, che non tollera più il contatto con sostanze a priori innocue (pollini, polvere, alimenti, acari…) e innesca naturalmente una risposta per eliminarle. La reazione immunitaria è provocata da sostanze contenute nel granulo di polline (proteine o glicoproteine) che vengono identificate dal corpo come nocive. Si traduce in particolare con la produzione di anticorpi specifici dell’allergia: le IgE (Immunoglobuline E). Test cutanei permettono di individuare gli elementi sensibilizzanti.
Naturalmente, in caso di attacco da parte di agenti patogeni, si attivano diverse risposte immunitarie per sostenere l’organismo e, allo stesso modo, vengono coinvolti diversi sistemi, tra cui l’intestino che ospita il 70% delle cellule immunitarie.
Le cellule immunitarie del tessuto linfoide dell’intestino, chiamato GALT, ricevono informazioni trasmesse dai composti alimentari, dai batteri della flora, da virus, funghi, parassiti… e da segnali emessi dalle cellule epiteliali dell’intestino.
Quando si attiva il processo difensivo, i batteri intestinali innescano la produzione di citochine che permettono alle cellule immunitarie di comunicare tra loro a distanza. I globuli bianchi si differenziano in linfociti (si parla di polarizzazione linfocitaria) e diversi tipi di linfociti entrano così in funzione: di tipo Th1, Th2, Th17, Th22 e linfociti regolatori.
Affinché questo delicato processo funzioni, è necessario che il microbiota contenga un’elevata quantità di batteri e una diversità di specie, ma anche che la mucosa intestinale sia integra. L’impoverimento della flora o il suo difetto di maturazione nei bambini piccoli — generalmente dovuto a fattori ambientali (assunzione di antibiotici, parto cesareo, ecc.) — può provocare un eccesso di polarizzazione Th2, all’origine di una maggiore sensibilità.
Il problema della sensibilità ai pollini è molto spesso sistemico. L’equilibrio del microbiota dipende largamente da condizioni esogene: l’alimentazione e l’ambiente in cui sono presenti numerosi inquinanti chimici, tanto più nei Paesi industrializzati. In caso di episodio di inquinamento atmosferico, possono verificarsi effetti negativi sul microbiota: le particelle fini e gli inquinanti atmosferici influenzano infatti il destino di alcuni batteri intestinali. Ma non è tutto...
A contatto con gli inquinanti atmosferici, la parete del granulo di polline si deforma liberando così elementi sensibilizzanti molto più piccoli che penetrano più in profondità nell’albero respiratorio. Questi elementi rappresentano un importante fattore di rischio, poiché rendono i pollini più aggressivi per le persone sensibili, in funzione della qualità dell’aria. Si osserva, del resto, che dal XIX secolo il numero di persone colpite da sensibilità ai pollini è aumentato allo stesso ritmo dell’inquinamento atmosferico.
Per tutto il periodo della stagione pollinica! A seconda della situazione geografica e delle specie vegetali presenti, la sensibilità si ripresenterà ogni anno nello stesso periodo. Una sensibilità al polline può svilupparsi fin dall’infanzia, generalmente intorno ai 4 anni, oppure manifestarsi nel corso della vita, associata a un’intolleranza alimentare. Misure quotidiane di precauzione, desensibilizzazione e riequilibrio della flora intestinale permettono di attenuare i sintomi fastidiosi (cutanei o respiratori).
Durante i periodi critici, è meglio prestare particolare attenzione a ciò che si porta in tavola! Un’alimentazione adeguata permette di affrontare meglio la situazione, grazie all’effetto combinato del piacere del cibo e dei composti riequilibranti: quercetina, glutammina, vitamine e oligoelementi.
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I periodi di piena fioritura o di impollinazione si estendono per gran parte dell’anno, e non solo con l’arrivo della bella stagione. I pollini degli alberi si sviluppano generalmente tra febbraio e maggio, quelli delle graminacee da maggio a luglio, mentre le erbacce e l’ambrosia impollinano soprattutto da luglio a ottobre. Ma tutto ciò varia in base alla posizione geografica! I periodi di impollinazione possono differire tra il nord e il sud dell’Italia. Il riscaldamento climatico, che allunga le stagioni e sconvolge i cicli naturali delle piante, permette una diffusione più importante dei pollini nell’aria.
I pollini delle cupressacee (famiglia dei cipressi), delle betullacee (betulla, nocciolo, carpino) o delle oleacee (frassino, olivo) sono i più temuti. Dal lato delle erbe, le piante a seme come le parietarie, l’ambrosia e l’artemisia hanno un forte potere allergenico e possono compromettere la qualità della vita.
Sul sito ufficiale dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), precisamente al link: https://www.epicentro.iss.it/asma/pollini è possibile consultare il bollettino pollinico fornito da SIAMA - Società Italiana di Aerobiologia, Medicina e Ambiente - che aggiorna costantemente la pagina, consultabile anche tramite app per smartphone,in modo da rimanere sempre informati.
Una sensibilità ai pollini non si risolve spontaneamente e occorre una certa pazienza per desensibilizzare l’organismo. Tuttavia, la combinazione di più misure (scelta di un’alimentazione equilibrante per l’intestino), il rispetto delle precauzioni nelle uscite all’aperto permette di limitarne gli effetti.
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