La vitamina D, conosciuta anche con il nome di calciferolo o “vitamina del sole”, svolge un ruolo fondamentale all’interno dell’organismo. Principalmente immagazzinata nei tessuti adiposi, partecipa a processi vitali come l’assorbimento del calcio, la mineralizzazione ossea e il buon funzionamento del sistema immunitario. Una carenza di vitamina D può essere all’origine di diversi disturbi della salute, motivo per cui è importante garantirne un apporto adeguato, sia attraverso una corretta esposizione solare, sia mediante una dieta ricca di questa vitamina. In alcuni casi, può rendersi utile anche il ricorso a integratori alimentari per mantenere livelli ottimali di vitamina D.
Esistono diverse forme di vitamina D. La vitamina D2, o ergocalciferolo, è di origine vegetale. La vitamina D3, o colecalciferolo, viene invece sintetizzata dalla pelle in risposta all’esposizione solare. Entrambe vengono successivamente trasformate a livello epatico e renale nella 1,25-diidrossivitamina D, detta anche calcitriolo, che rappresenta la forma attiva della vitamina D. Questa trasformazione è cruciale per permettere l’assorbimento del calcio a livello intestinale e per sostenere l’attività del sistema immunitario.
Sotto l’azione dei raggi UV, è la pelle a innescare la sintesi endogena della vitamina D.
Per questa ragione, il calcitriolo è considerato un vero e proprio ormone. Agisce in maniera simile a uno steroide, legandosi ai recettori della vitamina D distribuiti in oltre cinquanta tipi di tessuti e contribuendo alla regolazione di più di duecento geni. La sua capacità di essere prodotta direttamente dall’organismo giustifica il fatto che venga classificata come un ormone piuttosto che come una vitamina.
Il sole è un elemento chiave nella produzione di vitamina D. Durante l’esposizione solare, i raggi UV-B penetrano nella pelle e innescano la sintesi della vitamina D3 a partire dal colesterolo. Si tratta di un processo naturale che può variare a seconda di diversi fattori.
Tuttavia, un’esposizione eccessiva e senza protezione può aumentare il rischio di tumori della pelle. È quindi fondamentale bilanciare i benefici dell’esposizione solare con la necessaria protezione cutanea.
La vitamina D regola i livelli di calcio nell’organismo, facilitandone l’assorbimento intestinale. È fondamentale per una corretta mineralizzazione dei tessuti, in particolare delle ossa, e per mantenere un adeguato livello di calcio nel sangue. Stimola anche il riassorbimento renale del calcio, limitandone l’eliminazione attraverso le urine, e inibisce la produzione della paratormone (PTH), un ormone che tende ad aumentare la concentrazione di calcio nel sangue.
Interviene inoltre nella formazione dell’osteocalcina e della proteina GLA, due componenti strutturali della matrice ossea che servono da supporto per la fissazione del calcio. Contribuisce così al mantenimento di un sistema scheletrico sano e alla salute dei denti.
Nei bambini, è fondamentale per la crescita e lo sviluppo osseo, motivo per cui viene spesso prescritta dai professionisti della salute in particolari fasi dello sviluppo.
La vitamina D svolge anche un ruolo centrale nella risposta immunitaria. Supporta i meccanismi cellulari essenziali per la difesa dell’organismo, stimolando i macrofagi e le cellule dendritiche, vere e proprie sentinelle del sistema immunitario, che permettono all’organismo di reagire prontamente in caso di attacco da parte di agenti patogeni.
La vitamina D svolge un ruolo nella trasmissione nervosa e nella contrazione muscolare, contribuendo al mantenimento di una normale funzione muscolare.
È implicata anche nella trasmissione nervosa e nella contrazione muscolare, contribuendo al mantenimento di una normale funzione muscolare. Durante la contrazione, calcio, ATP e acetilcolina agiscono insieme, e la vitamina D regola il flusso degli ioni di calcio necessari per la trasmissione dell’impulso nervoso e per la contrazione delle fibre.
Favorisce inoltre il rinnovamento delle fibre muscolari e la crescita delle cellule muscolari, un fattore particolarmente utile per gli sportivi e per le persone anziane. Migliora l’efficacia della contrazione muscolare e sostiene l’equilibrio ormonale negli anziani.
Una sensazione di tristezza può essere legata a un’insufficienza di vitamina D, che influisce sui neurotrasmettitori. In diverse aree del cervello, alcuni enzimi trasformano la forma di riserva della vitamina D (25(OH)D) nella sua forma attiva (1,25(OH)2D).
In Francia, i fabbisogni giornalieri raccomandati per la popolazione generale sono di 5 microgrammi (200 UI), ma rappresentano meno di un terzo del reale fabbisogno.
L’ANSES fissa un apporto adeguato di 15 microgrammi al giorno per gli adulti, escludendo l’esposizione al sole. I bisogni variano con l’età e sono in genere più elevati negli uomini rispetto alle donne.
In caso di dubbio, è possibile effettuare un dosaggio ematico della 25 OH (idrossivitamina D) per verificare un’eventuale carenza.
Per identificare una carenza di vitamina D è importante prestare attenzione a determinati segnali. Una stanchezza intensa è spesso il primo sintomo. Una diminuzione del tono muscolare, fastidi muscolari e articolari, mal di testa o ancora un aumento o una perdita di peso possono essere altri indicatori. Negli adulti e negli anziani, il deficit di vitamina D può manifestarsi con una ridotta salute ossea, così come nei giovani in fase di crescita.
Infine, a causa del suo ruolo nel corretto funzionamento del sistema immunitario, una carenza può tradursi in una maggiore predisposizione alle infezioni. Una malassorbimento intestinale può portare a una carenza di vitamina D.
Un eccesso di vitamina D, sebbene raro, è possibile e può avere conseguenze dannose per la salute. Questo eccesso, chiamato ipervitaminosi D, è generalmente causato da un consumo eccessivo di integratori contenenti vitamina D. È infatti quasi impossibile raggiungere un livello eccessivo di vitamina D solo tramite esposizione al sole o alimentazione.
I segni di un eccesso di vitamina D possono variare, ma includono spesso disturbi digestivi e dell’appetito, debolezza muscolare e nervosismo. La tossicità della vitamina D può anche portare a ipercalcemia, ovvero un livello elevato di calcio nel sangue, che può provocare problemi renali e cardiaci.
L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) raccomanda una dose massima di 100 µg di vitamina D al giorno per gli adulti, pari a 4.000 UI.
Per ottimizzare l’apporto di vitamina D, alcuni alimenti risultano particolarmente interessanti. I pesci grassi come salmone, aringa o sgombro sono fonti importanti. Anche i funghi, in particolare finferli, porcini e morchelle, possono contribuire all’apporto. Altri alimenti utili sono i latticini arricchiti con vitamina D, il tuorlo d’uovo e il cioccolato fondente.
Va ricordato che la vitamina D è liposolubile, quindi per un buon assorbimento è necessaria la presenza di grassi nell’alimentazione.
La frutta in genere non è una fonte significativa di vitamina D. Tuttavia, alcuni frutti, pur in quantità modeste, possono contribuire al fabbisogno quotidiano consigliato.
L’avocado è uno di questi frutti: contiene circa 5 microgrammi di vitamina D per 100 grammi ed è anche molto ricco di fibre.
In sintesi, questi frutti possono costituire un’integrazione utile a un’alimentazione equilibrata per aumentare l’apporto di vitamina D.
Tuttavia, pochi alimenti contengono quantità significative di vitamina D. Secondo l’Agenzia nazionale per la sicurezza sanitaria (ANSES), anche con una dieta equilibrata è difficile coprire completamente il fabbisogno di vitamina D unicamente con l’alimentazione.
L’integrazione di vitamina D può essere una strategia efficace per colmare l’insufficienza di questa vitamina nell’organismo, in particolare per gli anziani, le persone con pelle scura, le persone obese e coloro che hanno una ridotta esposizione solare.
L’integrazione può essere realizzata in diversi modi: assunzioni quotidiane, mensili o trimestrali tramite trattamento orale prescritto dal professionista della salute, oppure tramite integratori alimentari per alcune settimane.
Si raccomanda di assumere tra 10 e 20 µg (pari a 400–800 UI) di vitamina D al giorno, associata o meno a calcio (500–1000 mg).
In Francia, l’integrazione di vitamina D avviene generalmente in modo intermittente. Tuttavia, è importante sottolineare che l’integrazione deve essere adattata a ciascun individuo in base ai suoi fabbisogni quotidiani specifici di vitamina. È quindi raccomandato il consiglio di un professionista della salute.
È noto che la popolazione mondiale soffre di una carenza diffusa di vitamina D. Tra il 30 e il 60% delle popolazioni dell’Europa occidentale, meridionale e orientale sarebbe interessato. In modo più preoccupante, oltre il 10% degli europei presenterebbe un livello inferiore alla norma.
I fattori che favoriscono tali carenze sono principalmente la minore esposizione alla luce naturale e il basso livello di radiazioni UV in Europa del Nord. L’assunzione di alcuni farmaci, così come la presenza di patologie metaboliche, può aumentare il fabbisogno di vitamina D. La gravidanza, l’infanzia e la vecchiaia sono periodi critici in cui i bisogni sono accresciuti.
Una dose quotidiana di 20 µg (800 UI) di vitamina D contribuisce a ridurre il rischio di cadute legato all’instabilità posturale e alla debolezza muscolare. Le cadute rappresentano un fattore di rischio per le fratture ossee negli uomini e nelle donne di età pari o superiore a 60 anni.
L’assunzione di vitamina D può essere associata agli omega-3, grazie alla loro concentrazione in EPA e DHA. Poiché la vitamina D è liposolubile, l’apporto di acidi grassi ne facilita l’assorbimento.
Quando si sceglie un integratore di vitamina D, ci sono diversi criteri da considerare. In primo luogo, il tipo di vitamina D: la D3 è spesso preferita per la sua stabilità e minore sensibilità al calore rispetto alla D2. In secondo luogo, la forma dell'integratore: le formule oleose (in gocce) garantiscono una migliore disponibilità di vitamina D. È inoltre fondamentale prestare attenzione alla dose di vitamina D contenuta nell'integratore.
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